Il nostro benessere psicofisico dipende in larga parte da una relazione sana con l’ambiente che ci circonda, vicino o lontano. Il movimento, di cui mi occupo, è essenziale per la salute, ma non sufficiente: abbiamo bisogno anche di cibo, aria, acqua sani. La distruzione degli ecosistemi minaccia non solo la sopravvivenza di molte specie di animali e piante, ma anche la salute umana. La progressiva perdita di biodiversità ci priva di alimenti vegetali preziosi, mentre ambienti unici vanno scomparendo. Di non secondaria importanza è l’aspetto psicologico: abbiamo sempre meno boschi in cui camminare, luoghi di silenzio e di pace in cui ritrovare noi stessi a contatto con la natura.

Le metropoli sono ambienti iperstimolanti e saturi di rumori, dove sono in aumento disturbi del sonno, stati ansiosi, deficit dell’attenzione. L’inquinamento dell’aria causa patologie del sistema respiratorio, vanificando il beneficio dell’attività fisica outdoor, che sarebbe efficace e alla portata di tutti.

Muoversi in ambienti naturali complessi ci riporta alla nostra natura originaria, stimola la capacità di adattamento e ci permette di muoverci su tutti i piani: uno scenario difficilmente riproducibile in palestra, anche utilizzando sofisticati macchinari. La lotta alla sedentarietà, che è ormai oggetto di programmi di prevenzione a livello istituzionale, può riuscire solo se rimangono ambienti in cui sia gradevole correre, andare in bicicletta, nuotare, arrampicarsi.

Per questi motivi ho scelto di impegnarmi in progetti di sensibilizzazione ai temi ecologici da una ventina d’anni a questa parte: in passato attraverso i laboratori con bambini e ragazzi delle scuole, oggi con “A Plank for the Koala” e altri che sono in progress.